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I quindici uomini del genocidio

La conferenza di Wannsee si svolge il 20 gennaio 1942 in un’anonima villa sulla riva del lago Großer Wannsee nella periferia di Berlino. Heydrich ha convocato i rappresentanti di ogni settore vitale del Reich, coinvolgendo quindici uomini di primo piano del regime nazionalsocialista. Tra gli invitati possiamo trovare quattro segretari di Stato, due funzionari pubblici di grado equivalente e un sottosegretario.
Questa riunione ha lo scopo di definire la cosiddetta “Soluzione finale della questione ebraica“. Heydrich intende chiarire con i dirigenti delle strutture amministrative di potere del Terzo Reich, potenzialmente concorrenti alle RSHA, che l’intera operazione è di competenza delle SS sotto l’autorità suprema di Heinrich Himmler e dello stesso Heydrich. Tutto ciò grazie al beneplacito di Hermann Göring e delle sue direttive di fine luglio 1941.

Josef Bühler

Bühler Josef
Bühler Josef

Josef Bühler collaboratore di Hans Frank, Gauleiter del Governatorato, è forse tra gli intervenuti il più direttamente interessato. Il flusso di trasporti ferroviari che dalla Germania deporta gli ebrei ad Est si arresta nel Governatorato Generale, nei ghetti di Cracovia, Lublino e Varsavia.
Nel gennaio 1942 la concentrazione di ebrei nell’area è già intollerabile. Perciò Bühler è arrivato alla villa sul Wannsee con un ordine ben chiaro di Hans Frank: prima di accogliere nuovi ebrei dal resto dell’Europa occorre liquidare gli ebrei già residenti nel Governatorato.

Eberhard Schöngart

Karl Eberhard Schöngarth
Karl Eberhard Schöngarth

Da Cracovia, insieme a Bühler è giunto anche Eberhard Schöngart che da meno di un anno è Comandante della Polizia di Sicurezza e del SD del Governatorato Generale.
Di fatto Schöngart è un uomo di Heydrich. La sua presenza alla riunione è legata al suo incarico di supervisore delle operazioni di concentramento ed eliminazione degli ebrei nel Governatorato Generale. Oltre modo egli si trova nella scomoda posizione di dover costantemente mediare tra gli ordini che gli giungono da Berlino e i desideri del Governatore Frank che vorrebbe trasferimenti ordinati e cadenzati.

Roland Freisler

Roland Freisler
Roland Freisler

Il Ministero di Grazia e Giustizia del Reich ricopre nei piani di Heydrich un ruolo cardine, occorre che una serie di problemi giuridici vengano risolti sia all’interno del Reich che nelle zone occupate. Per questo motivo è stato invitato come terzo partecipante Roland Freisler.
Freisler è reduce da un intenso lavoro in Polonia. Ha collaborato a creare in territorio polacco i tribunali speciali, i tribunali di guerra ed è il promotore del nuovo “diritto penale polacco”. Questo nuovo strumento legislativo permette di dare legalità alle esecuzioni sommarie e alle persecuzioni di cittadini polacchi.
Secondo Freisler la ferocia del nuovo “diritto penale polacco” trova la sua giustificazione nella natura antisociale della civiltà polacca, al quale deve essere applicato un diritto disumano.
Freisler, fanatico nazista, sarà un uomo chiave durante tutto il regime. Grazie alla sua opera, durante l’epoca nazista, i principi generali del diritto tedesco verranno stravolti trasformandosi uno strumento di “illegalità inumana”.

Otto Hoffmann

Otto Hofmann
Otto Hofmann

Heydrich si appresta ad illustrare ai suoi ospiti un piano organizzativo di grande respiro, in grado di risolvere la questione dalla “colonizzazione” dei territori dell’Europa dell’Est. In altre parole la preparazione dei territori orientali “ripuliti” dagli ebrei e dai loro naturali abitanti per favorire spazio vitale al popolo tedesco.
L’esperto all’interno del Partito Nazista è Otto Hoffmann.
Quarantaseienne, ambizioso e imbevuto di teorie razziali, Hoffmann dal settembre 1940 è capo del SS Race and Settlement Main Office (RuSHA), l’Ufficio Centrale delle SS per la razza e la colonizzazione.
Hoffmann è perfettamente convinto che l’Est appartiene alle SS e in questo quadro non si accontenta di dirigere le operazioni da Berlino. Per questo è quasi sempre in Polonia e nei territori sovietici occupati per sovrintendere di persona alle operazioni di “pulizia” dell’Est.
Pur non gradito da Himmler è stato invitato a Wannsee: il ruolo che ricopre è strategico nello spostamento delle masse di uomini e donne che ripopoleranno i nuovi territori del Reich millenario.

Gerhard Klopfer

Gerhard Klopfer
Gerhard Klopfer

Per sterminare milioni di uomini, donne e bambini non basta semplicemente la ferocia serve anche l’intesa di tutti gli apparati dello Stato. Heydrich ha la necessità del consenso e dell’attiva partecipazione di tutti i settori del Reich, compresa la Cancelleria del Partito Nazista, vale a dire del potente Martin Bormann.
Per questo tra le automobili parcheggiate davanti alla villa c’è anche quella di Gerhard Klopfer. Pur avendo soltanto trentasette anni Klopfer ha alle spalle una splendida carriera. Braccio destro di Bormann sovrintende alla Terza Sezione della Cancelleria che si occupa degli “affari speciali”.
Il suo contributo è prezioso: pur non essendo apparentemente un nazista fanatico il suo ruolo e la sua posizione fanno di lui un elemento indispensabile nella “fabbrica della morte” che si sta progettando.
Per certi versi organizzare la “soluzione finale del problema ebraico” non è un compito demandabile soltanto ai fanatici o ai membri del Partito.

Friedrich Kritzinger

Friedrich Wilhelm Kritzinger
Friedrich Wilhelm Kritzinger

Heydrich sa benissimo che la complessità dell’operazione richiede l’intervento di esperti in grado di padroneggiare tutti gli aspetti organizzativi del problema. Un esperto che sappia di economia, di finanza, di problemi del lavoro, di ferrovie e di poste. Un uomo ai massimi vertici della burocrazia statale che sia una mente brillante, capace di portare a sintesi i grandi problemi pratici. Quest’uomo è Friedrich Kritzinger, collaboratore principale di Hans-Heinrich Lammers l’estensore delle Leggi di Norimberga.
Kritzinger conosce ogni intimo meccanismo del governo del Reich.
Ha lavorato nella burocrazia statale fin dal 1921, prima per la Repubblica di Weimar e ora per il regime nazista. Per lui servire un regime democratico o una dittatura sanguinaria è semplicemente indifferente, l’importante è servire al meglio lo Stato.

Eliminare tutti gli ebrei d’Europa

Uno dei problemi cardine del piano di Heydrich è il rapporto con i paesi alleati della Germania.
Il Reich si è posto lo scopo di sterminare tutti gli ebrei europei, ma questo non significa che le altre nazioni amiche abbiano la stessa determinazione dei tedeschi.
Heydrich ricorda bene i preoccupanti rapporti dei comandanti degli Einsatzgruppen durante i primi mesi dell’offensiva contro l’Unione Sovietica. I romeni, pur mostrando un “franco entusiasmo” verso il compito di annientamento degli ebrei, operarono senza alcun metodo scatenando giganteschi e disordinati pogrom.
Per i tedeschi la “soluzione finale del problema ebraico” richiede un metodo preciso al quale occorre che tutte le nazioni si adeguino. Questo vale anche per quelle nazioni amiche che sembrano essere invece molto “tiepide” verso la missione di liberare l’Europa dal “cancro giudaico”.
Particolarmente l’Italia e l’Ungheria manifestano un atteggiamento che è senz’altro poco collaborativo. Moderare gli zelanti e pungolare gli indifferenti è compito del Ministero degli Esteri. Occorre che per via diplomatica si convincano i governi esteri a consegnare i “loro ebrei” alla Germania, che si occuperà di loro secondo i piani ben definiti e strutturati che Heydrich ha in mente.

Martin Luther

Martin Luther
Martin Luther

Per questo motivo tra gli invitati siede anche Martin Franz Julius Luther.
Luther è capitato quasi per caso nel Ministero degli Esteri. Non ha alcuna esperienza diplomatica, ma ha il vantaggio di essere grande amico del Ministro degli Esteri Ribbentrop.
Per diverso tempo si è occupato di rendere confortevoli i viaggi all’estero dei gerarchi nazisti e di arredare le sedi delle ambasciate. Il suo è un talento confacente più alle relazioni pubbliche che alla politica.
Come tutti i mediocri anche Luther ha un altissimo concetto di sé e ambizioni proporzionali. Così, pur essendo disprezzato da tutti i veri diplomatici del Ministero, nel maggio 1940 è stato nominato capo della “Sezione D” che si occupa del “problema ebraico”.
Dal luglio 1941 è Sottosegretario di Stato e ha compreso bene che la “questione ebraica” può rappresentare per lui una splendida occasione per fare carriera.
L’obiettivo ultimo di Luther è diventare lui stesso Ministro degli Esteri e sostituire Ribbentrop.
Per questo la sua presenza a Wannsee è centrale, non soltanto per Heydrich, ma anche per lui stesso.
Una efficace opera di sensibilizzazione diplomatica all’estero non potrà che spianargli la carriera, specie con l’aiuto del potente Heydrich e del più potente Himmler.

Lo sterminio degli ebrei europei non può in ogni caso limitarsi alla Polonia, deve godere della approvazione e del supporto incondizionato di tutte le amministrazioni civili insediate ad Oriente.
Se Hans Frank è fortemente preoccupato per l’affluenza di milioni di ebrei nel suo Governatorato Generale, altrettanto preoccupato è Alfred Rosenberg da poco nominato Ministro per i Territori Occupati dell’Est.
Il Ministero amministra due grandi commissariati: l’Ostland (diretto dal Gauleiter Heinrich Lohse) e l’Ucraina (diretto dal Gauleiter Erich Koch). In quest’ultima area già da quasi un anno diverse centinaia di migliaia di ebrei sono stati fucilati dalle Einsatzgruppen di Heydrich.

Alfred Meyer

Alfred Meyer
Alfred Meyer

Se c’è qualcuno che riguardo al problema ebraico ha una impostazione economicista, questo è sicuramente Alfred Rosenberg. Non vi è alcuna opposizione al principio dello sterminio degli ebrei da parte di Rosenberg, piuttosto vi è l’idea di sfruttare economicamente la forza lavoro ebraica, specie quella qualificata dei territori nei quali questa appare sostanzialmente insostituibile.
Per questa diversità di vedute Heydrich considera gli uomini di Rosenberg una specie di spina nel fianco. Occorre convincerli definitivamente che nessuna considerazione economica deve ritardare l’eliminazione degli ebrei.
Per la delicatezza del problema Rosenberg invia a Wannsee il suo uomo migliore: Alfred Meyer.
Il compito di Mayer sarà quello di evitare che l’invio e il concentramento degli ebrei all’Est, possa trasformarsi in un problema per autorità amministrativa tedesca dei Territori Occupati.
La sua missione sarà particolarmente delicata, visto che tutti conoscono l’impazienza di Heydrich e soprattutto quella di Hitler.

Georg Leibbrandt

Georg Leibbrandt
Georg Leibbrandt

Che gli uomini di Rosenberg siano particolarmente preoccupati lo dimostra il fatto che Meyer non arriva solo dall’Ucraina. Insieme a lui giunge a Wannsee anche Georg Leibbrandt capo della Divisione Politica Generale, della Cultura e della Stampa per Ucraina, Ostland, Caucaso e Russia.
Leibbrandt, come Meyer, teme che una aperta politica di sterminio su larga scala impedisca la pacificazione dei territori dell’Est. Per certi versi la sua visione del problema è ancora più articolata di quella del suo capo Rosenberg.
Leibbrandt, infatti, è probabilmente l’uomo più esperto e dotato dello staff di Rosenberg. E’ nato da una famiglia tedesca in Russia, parla il russo e l’ucraino e comprende meglio di Heydrich la situazione dell’Est. Si è mostrato scettico in merito ai grandi piani di colonizzazione ad Oriente ritenendoli poco realistici o quantomeno inopportuni prima della fine della guerra. Leibbrandt insieme a Meyer ha già partecipato ad un colloquio con Heydrich il 4 ottobre 1941 e in quell’occasione tutte le loro divergenze sono emerse con chiarezza.
Heydrich vuole coinvolgerlo nella riunione del Wannsee probabilmente per far capire con chiarezza a Rosenberg, che non ci sono alternative più morbide o diluite nel tempo per l’eliminazione degli ebrei all’Est.

Erich Neumann

Erich Neumann
Erich Neumann

Nella sua lettera di convocazione alla riunione, Heydrich ha citato l’autorità di Göring. Alla lettera, infatti, è stato allegato l’ordine di Göring per la definizione di un piano per la “soluzione del problema ebraico”.
Questa investitura non può far mancare a Wannsee la presenza di uno degli uomini di Göring.
Occorre ricordare che, oltre ad essere Maresciallo del Reich e successore designato di Hitler, Göring è anche capo del cosiddetto “Piano Quadriennale” fulcro organizzativo dell’economia di guerra.
Göring sta utilizzando la sua carica per accumulare con le sue industrie una ricchezza senza precedenti e come Rosenberg anche lui preferirebbe sfruttare a lungo la manodopera ebraica schiava. L’eliminazione fisica immediata di tutti gli ebrei gli appare come uno spreco economico senza precedenti.
Perciò anche Göring invia a Wannsee uno dei suoi più fidati collaboratori: Erich Neumann.
In quel momento Neumann dirige il settore “divise” all’interno degli uffici del Piano Quadriennale, in altri termini è a capo del più impegnativo e lucroso settore di Göring.
Neumann è poi esperto di problemi industriali e intrattiene forti legami con gli imprenditori tedeschi tutti interessati ad avere manodopera ebraica a buon mercato.
Neumann così rappresenta nel modo più autorevole il punto di vista di Göring e dell’industria tedesca.

Heinrich Müller

Heinrich Müller
Heinrich Müller

Per motivi facilmente intuibili, la delegazione più nutrita alla conferenza è rappresentata dai collaboratori dello stesso Heydrich.
E’ intenzione di Heydrich presentare ufficialmente il modello organizzativo del futuro processo di sterminio. Sarà quindi compito dei veri esecutori del grande massacro spiegare e dimostrare quanto sia importante il problema. A questi uomini viene delegato il compito di rapportarsi con i diversi ministeri interessati per la soluzione di ogni problema.
E’ dunque naturale che tra gli uomini in divisa nera vi sia Heinrich Müller, lo strumento operativo di Heydrich. Il fatto curioso è che quest’uomo è da considerarsi uno dei più feroci assassini del Terzo Reich, ma non è assolutamente fanatico nazista.
Si tratta di un poliziotto che ha ricoperto un ruolo importante nella polizia politica bavarese sotto la Repubblica di Weimar. Caduta la democrazia, grazie alla sua profonda esperienza, Müller ha trovato subito impiego nella nuova organizzazione nazista.
Müller è un burocrate ed un organizzatore nato nell’Ufficio Centrale per la Sicurezza del Reich (RSHA) viene nominato capo della Sezione IV capo cioè della Gestapo e vice di Heydrich. Ogni azione criminale compiuta dal regime nazista ha e avrà dietro le quinte Heinrich Müller.
In quel 20 gennaio 1942 insieme ad Heydrich è l’uomo che meglio conosce ciò che si sta preparando e ciò che è accaduto. Come responsabile per la redazione e diffusione delle note informative degli Einsatzgruppen sa molto bene che quasi un milione di ebrei orientali è già stato liquidato fisicamente. Dal 1939 al 1945 Müller organizza, in ogni nazione europea caduta nelle mani dei nazisti, l’apparato repressivo e di sterminio.
A Wannsee come è sua abitudine rimarrà in silenzio, ma il suo lavoro è già iniziato da mesi.

Adolf Eichmann

Adolf Eichmann
Adolf Eichmann

La Gestapo, o meglio l’Ufficio IV dell’RSHA, è organizzata in sotto settori, ciascuno con un responsabile e una sfera di interesse ben precisa.
Per quanto riguarda l’emigrazione e il trasferimento degli ebrei l’ufficio competente è “Ufficio per le questioni ebraiche ed evacuazione” denominato Referat IV-B-4 guidato da Adolf Eichmann.
Questo ufficio ha il compito di coordinare tutti gli aspetti tecnici relativi al trasporto degli ebrei, dai luoghi di residenza ai ghetti e da li ai campi di concentramento e sterminio.
Adolf Eichmann come responsabile di questo ufficio è a Wannsee con il compito di illustrare il piano generale della “Soluzione finale”.
Dopo Wannsee il suo compito sarà quello di organizzare ogni aspetto per portare a termine le deportazioni degli ebrei. Anche se il suo compito si esaurirà con l’arrivo dei trasporti nei campi o nei ghetti, egli sarà sempre consapevole del destino riservato a questi uomini.
Eichmann personalmente non ucciderà mai nessuno, come tutti i partecipanti alla conferenza, ma come burocrate riuscirà a spostare milioni di uomini dalle loro case fino alle camere a gas.
E’ Eichmann colui che per anni si procura i carri bestiame per gli ebrei, facendo coincidere gli orari dei treni della morte in tutta Europa. Nell’ultima fase della guerra aggiunge, alla sua lunga lista di crimini, il trasporto di quasi 700.000 ebrei ungheresi prima che le truppe sovietiche liberino l’Ungheria.
La sua presenza a Wannsee è quella dell’esperto che illustra tempi, modi e quantità, del più grande massacro organizzato della storia umana.
Nessuno degli uomini che ora siedono intorno al tavolo della riunione ha la percezione esatta di ciò che significhi all’atto pratico uccidere fisicamente e in massa uomini, donne, bambini.
I partecipanti, compresi Müller e Eichmann, sanno cosa e come si deve massacrare, ma non hanno mai avuto una esperienza diretta dell’orrore.

Rudolf Lange

Rudolf Lange
Rudolf Lange

In quel 20 gennaio 1942 le prove generali dello sterminio sistematico sono già state avviate, da più di 6 mesi, dagli Einsatzgruppen che alle spalle dell’esercito tedesco hanno dato vita ad immani fucilazioni di massa.
Seppure il compito stia procedendo speditamente e con il successo sperato, la tecnica di uccisione non ha soddisfatto Himmler ed Heydrich. Il massacro attraverso fucilazioni è una pratica complicata, troppo evidente alle popolazioni, antieconomica e lesiva del benessere degli stessi esecutori.
Per quanto addestrate siano le SS e per quanto siano fanatiche, l’omicidio di massa ha dato luogo a preoccupanti e non rari episodi di esaurimento nervoso. Il metodo delle fucilazioni deve essere sostituito con una organizzazione del massacro più ordinata, più efficace e economicamente vantaggiosa. In più è impensabile sterminare gli ebrei dell’Europa occidentale come è stato fatto all’Est. Il massacro deve rimanere segreto.
Nonostante questo un uomo che abbia esperienza delle tecniche di assassinio dirette deve essere presente a Wannsee. Per questo motivo Heydrich sceglie uno dei suoi uomini più efficienti, il capo dell’Einsatzkommando 2 Rudolf Lange.
Lange è stato nominato il 3 dicembre 1941 comandante della Polizia di Sicurezza e dell’SD per la Lettonia. Si è messo immediatamente all’opera massacrando gli ebrei di Riga e gli ebrei tedeschi, deportati dalle città tedesche, che vivono in Lettonia.
La distruzione pressoché totale delle comunità ebraiche è uno dei crimini più spaventosi di Lange. Con le decisioni di Wannsee il trentaduenne protagonista dell’orrore fa un ulteriore salto di qualità.

Wilhelm Stuckart

Wilhelm Stuckart
Wilhelm Stuckart

Uno dei problemi principali che Heydrich deve affrontare è l’atteggiamento “legalitario” di alcune aree della burocrazia statale.
Si tratta di un curioso fenomeno di bisogno di “formalità legale” in un mondo di “illegalità”. Un bisogno che si manifesta nella necessità di seguire dei percorsi formali che, almeno in teoria, garantissero un rispetto generale per il corpus legislativo.
La roccaforte di questa resistenza è senza dubbio il Ministero degli Interni. Per questo a Wannsee è presente anche Wilhelm Stuckart segretario di Stato e stretto collaboratore del Ministro degli Interni.
Stuckart è fortemente preoccupato che nel processo di “soluzione finale” non vengano rispettate le “Leggi di Norimberga”. Stuckart, durante la stesura della legge, si è prodigato nel trovare la definizione di “ebreo” operando una distinzione tra gli ebrei puri ed i mezzi ebrei.
Per le SS e gli organi del Partito Nazista, però, le Leggi di Norimberga rappresentano un ostacolo all’eliminazione degli ebrei dall’Europa, una specie di residuo di scrupoli che deve essere superato.
Contrariamente, per Stuckart e il Ministero degli Interni, le Leggi di Norimberga hanno un valore assoluto applicabile non soltanto agli ebrei tedeschi, ma agli ebrei in generale.
I sottili distinguo giuridici non sono comunque una espressione di umanità, ma soltanto la burocratizzazione di un formalismo distorto.
Si veda il documento di Stuckart inviato ai partecipanti alcuni mesi dopo la la conferenza: 16 Marzo 1942 – Lettera di W. Stuckart ai partecipanti della Conferenza di Wannsee sulla “Soluzione Finale” della questione Ebraica.

Reinhard Heydrich

Reinhard Heydrich
Reinhard Heydrich

Il quindicesimo uomo del gruppo ovviamente è Reinhard Heydrich, il cui compito è mettere la parola fine alla “questione ebraica”.
Heydrich è pronto ad illustrare le decisioni sull’attuazione della “soluzione finale del problema ebraico” agli uomini presenti a Wannsee, consapevole del fatto che quest’incontro non è destinato a risolvere problemi pratici, ma a vincere tutte le resistenze organizzative. Resistenze che si prospettano essere in grado di rallentare la macchina dello sterminio.